mercoledì 29 aprile 2020

Concetta Crocefissa al tempo del Coronavirus 32°


Giorno a tutti, siete delusi perché ieri non vi ho comunicato nulla? Cercate di capirmi, “dovevo leccarmi le ferite”!
Non in senso metaforico ma reale! Perché? Siete curiosi? Va bene, soddisferò la vostra “ingordigia” sulle notizie che mi riguardano…
Ricorderete che ho fatto pace con Franco, gli avevo telefonato col capo cosparso di cenere, senso metaforico stavolta, mi dovevo depilare per farmi bella… ebbene l’ho fatto!
Lo so, lo so, avevo promesso che il “fai da te” lo avrei messo da parte, ma…è più forte di me, l’ho fatto di nuovo: ho preparato una ceretta domestica!
State inorridendo? Avete perfettamente ragione. Diciamo che la colpa non è solo mia.
Ho digitato su “santo Google” ceretta domestica e ho scelto quella più consona per me. Cominciando dagli ingredienti più alla portata della mia cucina, ho trovato quella conforme alle mie capacità, almeno credevo:
200 grammi di zucchero.
20 grammi di miele.
100 grammi di succo di limone biologico.
Vi giuro, facilissima, bisognava cuocere a fuoco lento il tutto fino a creare una sorta di sciroppo. Una volta tiepida, cospargere le zone da depilare, che ci vuole? Nulla!
E invece no, sarà stato per il succo di limone non biologico, vuoi perché proprio mentre mescolavo a fuoco lento l’intruglio mi ha telefonato Bianca, ci siamo messe a chiacchierare del suo nuovo amore…sì diciamo che ci siamo un po' estraniate dalla realtà…praticamente non ho più mescolato. Ma niente di grave “lo sciroppo si era solo un po' annerito e solidificato. Comunque sarà colpa della mia aurea, la ceretta non è riuscita bene.
Guardate che io ho poi seguito tutte le regole, o quasi, proprio come recitava il tutorial: Una volta sciolta la cera può essere “spalmata” sulla zona da depilare con l’aiuto di una spatola (fate sempre una prova su una piccola area di pelle). Utilizzando delle strisce di carta monouso si può procedere quindi con la depilazione contropelo!”
Sono andata in bagno, per spatola ho usato quella della marmellata, carina ha l’impugnatura a forma di scoiattolo, carinissima mi è stata regalata…, dunque ho iniziato dalle gambe e…ho spalmato …ho coperto le parti con un foglio di carta forno. (monouso e sicuro)…sarà stato quello o altro…la carta non attecchiva e la ceretta non veniva via. Vi assicuro un dramma, ho incominciato a raschiare prima con le unghie, poi con la spugnetta abrasiva. Intelligentemente avevo scelto come zona prova, così se fosse andata male non sarebbe stato troppo evidente, l’interno delle gambe, per cui quando ho cercato di andare in cucina per trovare qualche attrezzo per togliere lo “sciroppo” mi si sono appiccicate. Non riuscivo a divaricare le gambe. Un paio di minuti di scoramento (paio, almeno dieci), poi ho deciso di riempire la vasca con acqua calda, di immergermi e raschiare. Sarebbe meglio dire rischiare di bruciare. Comunque alla fine sono riuscita prima a separare le gambe, poi poco a poco a raschiare con la paglietta per l’alluminio la ceretta maledetta. Risultato: l’interno gamba sembra andata a fuoco. Ho spalmato alla fine del supplizio una pomata lenitiva. Alla fine priva di forze mi sono abbandonata frustrata sul divano, in attesa di Franco. Cosa gli dirò, forse gli parlerò di un’allergia localizzata, non so. Mi guardo le gambe e inorridisco da sola: esternamente con un bel pelo, mi viene in mente il Governatore della Campania De Luca quando in conferenza stampa proclamava:” Ma che dovete depilarvi...non dovete uscire, non vi vede nessuno! Magari aveva ragione! Mi riguardo i vituperati arti inferiori: internamente infiammati, praticamente inguardabili. Non posso indossare neppure una comoda tuta…dovrò cercare una gonna lunga fino ai piedi.
Ditemi amici/amiche ma sono più sfortunata o imbranata? A voi l’ardua sentenza.
A domani
#iorestoacasaceretta con miele zucchero limone

martedì 28 aprile 2020

Concetta Crocefissa al tempo del Coronavirus 31°


Salve…come sto? Meglio, molto meglio.
Ho telefonato al mio Franco, non resistevo più….
Mi ha risposto solo dopo cinque chiamate, alla fine, però, ho vinto io. Potere delle donne!!
Cosa gli ho detto? Oh, ma siete curiose…
Siete amiche mie, vi accontento… dapprima era recalcitrante, rispondeva a mugolii, per la serie:
Io “Franco tesoro, scusami!”
Lui” Mmmmm!”
Io “Davvero, non ti metterò più in imbarazzo!”
Lui “Mmmmm!”
Io “Ti giuro che non proverò più a preparati nuove, estrose, ricche pietanze!”
Lui “Mmmmmm!”
Io “Amore , non ti costringerò a fotografarmi!”
Lui “Mmmmm!”
Io “Non farò pic nic tra balconi!”
Lui” Mmmmm!”
Io “Prima della video conferenza col mio capo mi ricorderò di vestirmi!”
Lui “Cooosaaa questa non la sapevo!”
E mannaggia a me, dovevo mordermi la lingua prima di parlare.
Io “Volevo dire che mi vestirò come se dovessi andare al lavoro!”
Lui “Mmmmm!”
Io “Non ti costringerò a mangiare le mie torte”
Lui “Mmmm”
Io “Ti giuro che non ti tingerò più i capelli come “U stuortu”
Lui “Mmmm –poi- ahahaha” E’ scoppiato in una risata.
Ho preso coraggio “Amore, amore ti giuro basta, basta iniziative. Te lo giuro su….”a questo punto non sapevo su cosa giurare
Lui “Giura su di noi!”
Io “Sì giuro, giuro…ma torna. A proposito, dove hai dormito in queste due notti?”
Lui “Ho chiesto ospitalità a mia sorella, tranquilla. Io non combino guai!”
Sento una voce “Chi è? Forse quella scema di tua moglie?”
Questa è la mia amata cognata. Reprimo a stento la rabbia e con falsa voce suadente dico “Sempre carina tua sorella, quando potremo rincontrarci chiarirò l’appellativo “scema”.
Lui “Ciao, stasera forse torno!”
Interrompe la telefonata.
Sono basita: io scema?
Gliela faccio pagare cara.
Pensa e ripensa ho deciso.
Telefono alla mia amica fiorista, so che hanno riaperto per qualche ora al giorno.
“Ciao Teresa, mi faresti un piacere, devo mandare dei fiori a mia cognata, si un bel mazzo di rose rosse. Quante? No…undici no…bastano nove. Quanto costano…allora facciamo cinque, basta il pensiero. Il Biglietto: Con amore C. Lei lo sa che sono io a mandarglieli, sai da tanto che non ci vediamo e voglio farle sentire il mio affetto!”
Teresa “Come sei carina, ad averle cognate come te”
Onestamente mi sento un po' stron...
“Si, ti pago con postapey. Ciao grazie. Un’ultima cosa faglieli arrivare per le 18. Grazie!”
Perfetto, a quell’ora ci sarà il marito…sì un po' geloso, quel tanto che basta!
Pregusto la rivincita, chi la fa l’aspetti. Non mi sento affatto in colpa anzi, con un ego fantasmagorico inizio a sistemare casa in attesa di Franco. Certo potrei preparare qualcosa di speciale, no meglio di no, però la ceretta la devo fare, lo yeti è un implume davanti al mio cospetto.
Domani vi racconterò ogni cosa…
Ciao …baci baci.
#iorestoacasa

lunedì 27 aprile 2020

Concetta Crocefissa in Scarpata al tempo del Coronavirus 30°


Salve gente…oggi sto ancora vivendo e rivivendo il dramma del venerdì …cosa ho fatto? Una tragedia!!!
Ancora oggi mi chiedo: perché, ma perché non mi faccio gli affaracci miei!!!
Ecco i fatti.
Lo sapete che con questa pandemia abbiamo tutte, anzi direi tutti, una “coroncina di bianchi capelli all’attaccatura della fronte, così venerdì sono uscita tutta” bardata”, come si dice in Sicilia, con mascherina, guanti, cappellino, occhiali scuri, (con un kalashnikov in mano avrei fatto la mia bella figura), dunque così conciata sono andata al supermercato e tra le altre cose (devo scriverlo altrimenti mi denunciano a Conte) ho acquistato due confezioni di tintura per capelli, una biondo chiaro e l’altra castano scuro. Avevo deciso di rifarmi la capigliatura con nuance più luminose.
Ideona, vero?
Il sabato mattina ho preparato tutto l’occorrente: mantellina, ciotola, pennello, tubetti, balsamo e stavo per accingermi all’operazione, non senza timore, quando Franco mi chiese “Cara mi aiuteresti a togliere il brizzolato? Non ti chiedo di tagliarmi i capelli perché so già come finirebbe, ovviamente male, ma un po' di scuro non farebbe male alla mia chioma. “
“Certo tesoro!” Ho risposto al mia amato, anche perché non so dirgli di no, visto tutto quello che combino.
L’ho fatto accomodare, ho miscelato il contenuto della bottiglietta ossidante con il pigmento, poi con il pennello ho sparso la mistura. Quindi 30 minuti di posa e poi shampoo.
Non potevo credere ai miei occhi. Orrore!!! Ho utilizzato il biondo chiaro per cui Franco era irriconoscibile, sembrava “u stuorto” dei “I topi” di Antonio Albanese.
Quando si è guardato allo specchio, con rabbia appena appena repressa e le lacrime agli occhi, mi ha detto “Quando scoloriranno?”
Ho risposto “Quattro/ cinque settimane!”
Mi ha intimato di lavargli i capelli a una temperatura di 90°, con lo shampoo più aggressivo che avessi.
Ho ubbidito come una Geisha …ma il colore si è come illuminato.
Dopo essersi riesaminato con occhi sbarrati allo specchio ha preso il rasoio e si è rapato a zero, sembrava uscito da un manicomio…
Quando si è depilato tutto il cranio mi ha urlato “Vado da mia madre, stasera non torno, non so nei prossimi giorni cosa farò!”
Si è vestito, ha calzato un berretto di lana fin sugli occhi e con un borsone in mano è andato via sbattendo la porta.
Sono rimasta sola, no, non ho pianto, ci mancherebbe, anche perché pelato sta pure bene, più interessante, vissuto, con un cipiglio…si va beh incaz…
Comunque non mi sono persa d’animo, certo non ho fatto la tintura ai miei capelli, se sbagliassi che farei? Attenderò che riaprano i parrucchieri.
Dopo aver pulito il bagno, rassettato casa, (la rabbia mi rende estremamente ordinata), ho telefonato alla mia super amica Cate che, dopo aver ascoltato il resoconto della mattinata, ha saputo consolarmi come solo lei sa fare. Le sue parole sono perle di saggezza “Gli uomini prima chiedono e poi non sono mai contenti!”
Franco comunque tornerà, non puo' vivere senza di me (credo o almeno spero).
In questi due giorni da sola mi sono dedicata alla lettura, al ricamo, alle telefonate, al rammendo, alla cucina…
…Non è vero, aspetto solo Franco.
Credo che gli telefonerò per chiedergli scusa.
Telefono subito… Adesso vi lascio …un bacio a tutte.
#iorestoacasa.

sabato 25 aprile 2020

25 Aprile 2020

Lo devi a chi fu e a chi ancora c'è
se respiri democrazia e libertà.
Autonomia ancora da popoli
agognata, sognata,
e meta da raggiungere
a costo di perdere tutto
anche la vta.
Non sono parole ovvie,
la libertà non lo è.
Immagina per un momento
di non poter esprimere opinioni,
di non poter viaggiare ovunque,
di non poter documentare ciò che vedi o vivi.
Lo so , impossibile per chi non conosce
la restrizione di un tale bene.
Eppure basta poco per ottenere un bavaglio alla vita.
Rammentalo quando critichi,
quando dissenti,
quando scioperi,
quando neghi,
quando scegli,
quando accusi...
Puoi tutto
in nome di chi il 25 Aprile del 1943 c'era,
ha creduto, ha combattuto, ha vinto.
Onore a chi fu e ancora c'è.
Nuccia

venerdì 24 aprile 2020

Concetta Crocefissa in Scarpata al tempo del Coronavirus 29°


Buongiorno cara ragazze…vi piace essere chiamate così, dite la verità, è adrenalina che scorre a frotte!!!!
Anche a me, quando capita… ma succede raramente…
Oggi giorno importantissimo :25 Aprile festa della LIBERAZIONE!
Mio nonno me ne parlava sempre. Mia madre ne ha vivido il ricordo. Era una ragazzina quando passarono per le strade di Milazzo gli americani sui blindati, loro intorno a festeggiare. I militari donavano biscotti e cioccolata ai bambini che si avvicinavano a frotte per accaparrarseli, dopo giorni di paura e bombardamenti.
Mia madre mi riferiva che i soldati erano poco più che adolescenti, si meravigliava
di come avessero potuto combattere per l’Italia. A questi racconti lei si commuove sempre, di solito ripete una grande verità: “la guerra la decidono gli anziani e mandano i giovani a morire”.
Mio nonno aveva la radio, quindi era tenuto in grande considerazione. La sera si riunivano a casa sua tutti gli amici per ascoltare i bollettini di guerra, nell’attesa della rinascita.
Nonno era stato un sommergibilista, poi rimandato a casa perché ferito. Un fratello di mia nonna, a soli 23 anni, era morto (disperso) nell’affondamento di un sommergibile italiano.
Ricordo che ogni anno, per la ricorrenza dei morti, andavamo al cimitero di Milazzo a posare dei fiori sulla tomba del milite ignoto, come ultimo tributo a quanti avevano perso la vita e mai erano stai restituiti alle proprie famiglie. Certo la guerra è la peggiore invenzione umana in cui non ci sono vincitori e/o vinti, solo morti e distruzione.
Comunque lasciamo stare le tristezze e pensiamo a cosa farò oggi. Con gli amici condomini (abbiamo chiarito dopo il picnic andato male), alle 18 ci metteremo tutti al balcone per cantare “Bella ciao”. Appenderemo le bandiere all’esterno, perché siamo orgogliosi di essere italiani! Avevo anche proposto di vestirci con abiti tricolori, ma me l’hanno bocciata! Comunque a me non basta. Ho bisogno di altro, così ho deciso che oggi preparò pasta tricolore.  Dunque tagliatelle rosse, verdi e bianche. Non vi nascondo che avevo telefonato a Mario, il droghiere sotto casa, per sapere se ne vendeva…ma non ne aveva a disposizione per cui ho ordinato di farmi recapitare pomodori, spinaci, farina, uova per la preparazione. Se le so preparare? Naturalmente no! Ma sono una donna intelligente, quindi….
Dopo poco ha suonato Mario, questa volta aveva finalmente la mascherina e non il passamontagna, come l’ultima volta…. Solo che sulla mascherina aveva disegnato il sorriso di Jocher, spaventoso!!! M’ha fatto prendere un colpo! Comunque ora ho tutto e inizio con l’impasto…
Dunque pulire gli spinaci, metterli in acqua, scolarli, prendere una casseruola…fatto
Pomodori lavarli, tagliarli, passarli, cuocerli… fatto…
Farina sulla spianatoia (che è), a fontana, uova…spinaci passati…Madonna mia, ma che m’è venuto in mente? Ancora devo iniziare ed è tutto sporco, dalla tavola ai fornelli…schizzi di pomodoro sulle piastrelle, farina ovunque dai vestiti ai capelli… alla fine della preparazione dovrò chiamare il servizio “disinfezione e &”.
 So io cosa fare…
Spaghetti un po' conditi con burro, un altro po' con la salsa e un terzo gruppo con il pesto (già pronto). Voilà tutto fatto …
Adesso l’abito giusto: scarpe rosse, gonna verde, maglioncino bianco. Non è che sia bellissima ma oggi avrò l’Italia a tavola, al balcone, addosso e soprattutto nel cuore
…Viva L’Italia libera!
Ciao ragazze a domani.
Buon 25 Aprile

#iorestoacasa25 Aprile, Buona Festa della Liberazione al tempo del Coronavirus ...




  

mercoledì 22 aprile 2020

Concetta Crocefissa in Scarpata al tempo del Coronavirus 28°


Salve gente, come state? Io così e così…Insomma non siamo nella forma migliore, sono tutta tondeggiante, credo di non essere l’unica. Non faccio altro che cucinare, finita questa pandemia devo ritornare dallo psicologo, non sono più io, non mi riconosco!
Io odio la cucina e adesso sto a spadellare e assaggiare, assaggiare…non è possibile!!!
Sì, ci devo tornare dal mio amato psicologo. Amore…odio e amore, direi.
Ci andai da ragazzina perché mi sentivo inferiore alla altre. Lui così carino mi fece scoprire un’altra me: aggressiva, mordace, vendicativa…un pericolo pubblico praticamente… In poche parole scoperchiò la forza che albergava in me e diventai…sconsigliabile. Perché? Ma perché non avevo timore di niente e nessuno. Da pecora in lupo. Il mio ego aumentò a dismisura per cui nulla mi andava bene, tutto doveva e poteva essere messo in discussione. Un esempio? Riprendere i professori in classe se per caso (secondo me) non erano equi!
Insomma mi eressi a paladina degli sfigati! Per carità bellissimo, alcune volte fuori luogo!
Fu un periodo scolastico allucinante, non per me, naturalmente, ma per i miei insegnanti che ormai temevano le mie elucubrazioni linguistiche infinite, davanti a un presunto abuso di potere da parte loro. Divenni quell’anno anche rappresentante d’istituto, per me una conquista enorme, per il corpo docente un po’ meno!
Ero il nuovo Mandela, praticamente! Ricordo ancora i miei proclami “Meno compiti, più confronti fra insegnanti e alunni, calendarizzazione delle interrogazioni, più visite guidate, più esperti negli approfondimenti tematici, cinema forum, teatro, viaggi d’istruzione, convegni. Come finì? Chiamarono i miei genitori perché mi riportassero a più miti consigli, avrei potuto perdere l’anno scolastico a causa dei miei impegni che “non mi permettevano di mettere a frutto le mie competenze nello studio”, testuali le parole della preside. Cosa feci? Protestai, feci lo sciopero della fame (per modo di dire, mi nutrivo di nascosto la notte), minacciai di abbandonare la scuola e bla bla bla. Alla fine rientrai nei ranghi, come si suol dire. Ma quell’esperienza mi fece capire che in ognuno di noi c’è un guerriero che può rinascere e cambiare le cose. Ricordo il mio punto di forza: gli scioperi! Da quelli bianchi a quelli con corteo. Un sindacalista avrebbe potuto chiedermi consigli! Ne ricordo uno in particolare per combattere la discriminazione femminile.
Fu bellissimo!!! Di nascosto con le compagne di scuola preparammo gli striscioni, uno anche osé per il periodo “L’ utero è mio e lo gestisco da me! “Poi tanti altri come Uguaglianza nel lavoro, Diritti riconosciuti, La donna non è solo madre. Più diritti e meno doveri!…ecc.! Quella volta decidemmo di scioperare in minigonna, la mitica gonna sopra il ginocchio, allora considerata scandalosa.
Per cui quel giorno andammo a scuola, come sempre, col grembiule nero, (sembravamo donne in lutto perenne, i maschi naturalmente potevano vestirsi come volevano!) che platealmente togliemmo dinnanzi alle scale dell’edificio scolastico e poi in marcia…come finì? Ancora me lo ricordo…mio padre carabiniere, venne a prelevarmi davanti a tutti, mi tolse di mano lo striscione e fino a casa fu una ramanzina continua! Le compagne continuarono la protesta per un po’, poi a poco a poco se ne tornarono tristemente a casa, certo senza la leader non era la stessa cosa!
Anni bellissimi, colmi di entusiasmo e della consapevolezza che noi ragazzi potevamo cambiare la storia.
Oggi mi manca l’attesa, si proprio l’attesa del dopo. Debbo riconquistarla perché la vita è sorpresa, non devo dimenticarlo. Il domani è il nuovo che arriva e bisogna assaporarlo, combattere per renderlo migliore, se necessario, è un dono che non va sprecato. Il tempo trascorso male non può essere cancellato o recuperato! Allora care amiche, oggi è un altro giorno…voltiamo pagina e viviamolo come un prezioso regalo.”
Ora vi lascio, devo concentrarmi su come vivere l’oggi immediato perché del domani non vi è certezza!
..."Si Franco... arrivo!"
Il mio lui mi chiama...corro!......( e il femminismo?, vi chiederete)
Ma amore è amore!
Ciao.
#iorestoacasa

lunedì 20 aprile 2020

Concetta Crocefissa in Scarpata al tempo del Coronavirus 27°



Ciao amiche, come state? Io al solito, con mille idee da realizzare e la paura di sbagliare sempre. Comunque mi consolo con il detto "Sbagliando s'impara!" Solo che imperterrita continuo a commettere errori, per fortuna tutti riparabilissimi!
Oggi ascoltando il TG mi sono immalinconita, in questo periodo così inusuale e buio tanti femminicidi vengono ancora commessi!
Noi donne dovremmo essere la consolazione, il rifugio, la tenerezza, l'amore...e veniamo uccise PER AMORE!
Ma si è mai sentita una' affermazione così assurda? UCCISE PER AMORE!
L'amore è tenerezza, acccudimento, conforto, perdono, condivisione e tanto altro, certo non è violenza o mancanza di rispetto!
Immagino le vittime di tanta ferocia chiuse in casa, impossibilitate a scappare,urlare senza che nessuno accorra ad aiutarle, chiudersi inutilmente in una stanza, impaurite da qualsiasi cosa! Prigioniere nelle mani dell'assassino che possiede le chiavi di casa! Donne uniamoci, non è tollerabile tutto questo! Educhiamo i figli al rispetto delle scelte individuali. La donna non è un accessorio è una persona che scientemente prende decisioni! Chi ama sfiora non colpisce, accarezza non schiaffeggia, dà libertà non incatena.
Pensate care amiche con tutti i guai che combino se non avessi avuto accanto il mio Franco! Non mi ha mai condannata ma sempre consolata davanti alle mie disfatte, incoraggiata mai calunniata! Questo è amore!
E' intollerabile che il corpo di una donna debba diventare un sacco da pugile su cui sfogare la propria frustrazione prodotta dalla miseria intellettuale e umana... Uomini che dimenticano di essere nati dal grembo di una donna. La donna dona vita non può essere considerata un oggetto di proprietà su cui manifestare la propria rabbia o disillusione.
Oggi più che mai solo col rispetto, la stima. l'unione possiamo sconfiggere il destino avverso che ha colpito tutta l'umanità.
Lo so, non sono stata ilare ma lo devo, lo dobbiamo a chi è stata uccisa, e non solo in questi giorni, non da un morbo ma da chi diceva "TI AMO!"!
Ciao, a domani
#iorestoacasa

domenica 19 aprile 2020