No non mi dite
non è genocidio!
Non l’accetto
perché uccidere, torturare, distruggere,
affamare, assetare, bruciare,
fucilare, sparare, bombardare,
amputare, torturare, imprigionare,
rendere impossibile il futuro
è genocidio!
Nuccia
No non mi dite
non è genocidio!
Non l’accetto
perché uccidere, torturare, distruggere,
affamare, assetare, bruciare,
fucilare, sparare, bombardare,
amputare, torturare, imprigionare,
rendere impossibile il futuro
è genocidio!
Nuccia
Amica
Sei il braccio a cui poggiarsi
e l’ orecchio che ascolta senza giudicare.
Sei il
gelato da condividere,
e il film da commentare…
Sei la passeggiata da fare sulla spiaggia
uniformando le gambe come in un
balletto
e …ci sei nella foto da incorniciare
in cui giovani donne ridono
guardandosi
in quel tempo
lontano quando
il futuro era nei nostri occhi
affamati di vita.!
E’ vero, sei il tempo passato ma
anche quello
ancora da affrontare…
Perché sei la mano che asciuga una
lacrima
ma anche il sorriso che nasce da reminiscenze
e inizia con “Ti ricordi quando…”
Sei il fazzoletto che porgi dinanzi
ad un dolore
ma sei anche il dolce che consola,
che avvicinandosi ti
stringe il gomito
per dirti “ci sono!”
Sei i fiori che arrivano
improvvisi ad ogni ricorrenza,
e ci fanno pensare “Lei non
dimentica…”!
Sei amica
e
l’amicizia è uno scrigno prezioso
che conserva la vita!
Grazie di esserci Nuccia, Francesca e Caterina amiche per la vita!
Ti sei mai chiesto
“ Sono felice?”
La risposta spesso
tarda
ad arrivare…
Ci pensi, rifletti,
abbozzi, rimugini…
…poi ti dici” …a volte sì
lo sono stato…”
Poi basta un pensiero
più profondo
e t’accorgi che
la felicità a volte
ti ha sfiorato
in altre abbracciato…
E basta la melodia
di un canto intessuto
di ricordi…
il balbettio di un bimbo…
il “Ti amo” ascoltato
per la prima volta…
una piccola mano che ti cerca,
una foto…
un dono inaspettato…
un viaggio esaudito…
il braccio di un amico
a cui appoggiarsi…
eh sì la felicità accanto
ci è stata…
basta saperla riconoscere.
Nuccia
A volte vorrei tornare ad essere bambina
vivere la vita senza pensare al domani…
Giocare, correre, scoprire,
ridere, sbagliare e riprovarci…
Ma poi mi fermo..
no non vorrei tornare indietro
perché non avrei quei baci che sanno di caramella,
le impronte di manine sui vestiti,
i disegni che mi raffigurano
con tanti cuoricini genuini…
no …non potrei rinunciare ai miei quattro amori
che lo so cresceranno e..
gli abbracci e i ti voglio bene
saranno meno lampanti
ma nel loro cuore uguali saranno.
Grazie
Nuccia
Scorci
E mi ritrovo ancora
a riflettere
sulla vita….
Un uomo sulla carrozzina
osservava il mare…
le onde s’infrangevano sulla sabbia…
non, non era fastidioso quel suono
ma era quasi una melodia
che ripercorreva la via…
L’uomo era assorto,
magari sprazzi di una vita attiva
erano simili allo sciabordare dell’acqua.
Poco distante una donna…
la sua donna,
trasandata, affranta , stanca.
Ecco, ho pensato,
in una semplice immagine,
la solitudine di chi
affronta ogni giorno
la difficoltà della
quotidiana normalità.
Sono soli,
si soli,
nessuno si è avvicinato.
Si sa col dolore
nessuno vuole un contatto!
Nuccia
Nuccia
Gli invisibili
Mi capita di mattina
mentre pedalo con foga
col vento tra i capelli
e il sole che ancor non brucia
ma m’accarezza la pelle,
d’ incontrare gli invisibili…
No , tranquilli,
non son fantasmi,
ma uomini e donne
che lavorano col viso stanco
e gli occhi già cerchiati
di dolore o d’affanno…
La donna che ha fatto da badante
e torna a casa dopo una notte di lavoro…
Quell’operaio che pur
non essendo in età
continua il proprio impegno
per bisogno o per dovere…
Quell’anziano sull’uscio
a mirar il mare
consapevole della sua solitudine…
L’immigrato che riempie d’acqua,
alla fontanella,
qualche bottiglia…
Sì gli invisibili per una società
che guarda avanti
e non tiene conto
di chi ha dato tanto
e non ha ricevuto nulla
quando più era necessario.
Sì gli invisibili
per chi al cuore
ha messo la benda
per non vedere…
per non agire…
Nuccia
Io …nonna
Non vorrò mai dirti
ti ricordi quando…
Quando iniziasti a lasciare
la mano mia per camminare
lungo la via…
Ti ricordi quando
insieme costruimmo un castello
di mattoncini tutto giallo…
più simile a un garage
che a un maniero…
Ti ricordi quando
impastammo farina e acqua
immaginando una torta
che in realtà sembrava una frittata…
Ti ricordi quando
ridevamo per tutto…
una caduta o una rincorsa,
un gattino da accarezzare
o un pulcino da accudire…
Ecco vorrei che un giorno
non fosse necessario dire
Ti ricordi…
perché l’ amore ha solo
bisogno di gesti
che accompagnano
eventualmente …se si vuole…parole.