venerdì 25 ottobre 2019

Siso e lo Scarabeo


 
ILLUSTRAZIONI Alessandro Laquidara
Racconto Nuccia Isgrò



Sul promontorio di Milazzo si innalza un bellissimo castello, noto anche come Cittadella Fortificata. Ha una storia antichissima (XI-XII sec), ed è da tutti conosciuto come il Castello di Federico II di Svevia. Antico e maestoso è il castello più grande d’Europa.
Tra le sue mura puoi respirare aria di battaglie, sconfitte e vittorie, demolizioni e ricostruzioni, storie di fantasmi e anche d’amore…
Lo puoi ammirare sia dalla spiaggia di Levante che di Ponente e la storia che sto per narrare ha per scenario il mare di Ponente.
È un mare spesso tempestoso, con fondali profondi e ricchi di fauna e vegetazione. In estate la spiaggia ghiaiosa è colma di bagnanti che amano rinfrescarsi nelle sue acque. Nelle giornate terse puoi ammirare le isole Eolie, come perle sembrano galleggiare tra l’azzurro del mare e del cielo…
Non solo gli uomini sono soggiogati dalla bellezza del mare e dalla maestosità del castello…ma anche gli animali.
Proprio sulla facciata d’angolo Nord/Est del castello è intarsiato un bellissimo scarabeo. È tutto nero, creato con la pietra lavica e sembra davvero emanare poteri straordinari. Infatti, tra le tante leggende, si narra che venne approntato proprio per impaurire i nemici che arrivavano dal mare.
Ma non ci crederete di lui si innamorò Siso, un capodoglio che regolarmente ogni notte si avvicinava alla riva del mar di Ponente, per poter così ammirare lo scarabeo alla luce della luna. A lui non faceva paura, anzi ne era ammaliato.
Siso lo guardava e riguardava, era fermamente convinto che, alla sua vista, lo scarabeo muovesse le ali, gli sembrava di percepire un suono melodioso, solo per lui…E allora cantava (naturalmente come sapeva fare lui), lo ammirava con gli occhi sgranati, batteva la coda, come se volesse richiamare la sua attenzione, percuoteva sull’acqua le pinne, apriva le fauci mostrando la fila dei candidi denti…poi, dopo un ultimo sguardo andava via, ripromettendosi di tornare.
Una notte però accadde qualcosa…
Siso si era avvicinato come sempre alla spiaggia, con occhi sognanti si rivolgeva allo scarabeo. Purtroppo non si era accorto che una rete, abbandonata da un peschereccio, maledettamente intricata, si era impigliata nel suo corpo. Più si dimenava e più lo stringeva in una morsa infernale. Era inverno, era notte fonda, non vi era nessun essere umano nei dintorni, per cui il povero Siso non ebbe la possibilità di liberarsi. L’agonia fu lunga e dolorosa…a fargli compagnia la vista dello scarabeo.
Siso si rivolgeva a lui perché lo aiutasse a superare questa immane prova. A volte chiudeva gli occhi, convinto che lo scarabeo si sarebbe staccato dalla parete del castello e, con le sue arti magiche, gli sarebbe stato accanto per confortarlo, per raccontargli storie meravigliose, magari anche liberarlo oppure rendere meno dura la morte. Passarono i giorni e Siso morì. Fu a causa della fame e delle reti che lo avvolgevano e non gli permettevano di riprendere il largo.
Dopo qualche settimana di lui si accorsero alcuni pescatori, chiesero aiuto a un giovane biologo per recuperarne il corpo. Così avvenne che la carcassa del capodoglio fu liberata, le sue ossa ripulite e portate al castello, dove venne ricostruito il suo scheletro.
Tutti potevano ammirare quel maestoso animale, riflettere sulla bellezza della natura condannata a morte dalla nefandezza degli uomini. 
Di notte però, quando tutto è immerso nel silenzio, i cancelli del castello sono chiusi ai visitatori, l’anima dello scarabeo si stacca dalla parete esterna del castello e volando nel buio, giunge fino alla sala in cui si trova Siso. Va a fargli compagnia. Gli sta accanto, lo conforta, gli racconta storie di cavalieri valorosi e vincenti, lo accarezza, consapevole di una morte innaturale a cui però sopravvive il loro magico affetto
FINE
Note.
Alessandro è un bambino di cinque anni (il mio nipotino) che ama molto disegnare. In occasione della visita al MUMA (museo del mare) al Castello di Milazzo, è stato particolarmente affascinato dalla maestosità dall’installazione del capodoglio Siso. Tornato a casa ha iniziato a disegnare e mi ha chiesto di scrivere un racconto ispirato dai suoi tratteggi. Così per gioco e amore per i libri è nato “Siso e lo scarabeo”. Una piccola storia in cui la bellezza della natura e dei sentimenti debbono far riflettere i grandi sulla necessità della tutela ambientale.      Nuccia Isgrò

lunedì 29 aprile 2019

L'unica via.


Sognai di camminare
con nudi piedi
lungo via sconnessa
Lo strazio percorreva
il corpo mio
come bagaglio pesante,
da sorreggere comunque.
Desiderai fermarmi,
scegliere via meno accidentata.
Attorno mi guardai...
altri come me
avevano il volto solcato dal dolore,
i piedi piagati,sanguinolenti,
lasciavano scie sulla terra.
Compresi come fosse
unica strada da attraversare
nella vita d'ogni uomo.
M'avviai con nuova lena
al mio destino,
anelando il traguardo
per comprendere.

domenica 28 aprile 2019

Aspettavo giustizia



Aspettavo giustizia...
Il mio corpo violato
l‘ animo strappato,
le pupille dilatate
celate da palpebre serrate.
Le mani come artigli
in cerca di appigli.
Gli abiti sollevati
su nudità non volute.
E ho atteso
che tutto finisse.
Con le lacrime ingoiate
ho cercato giustizia.
Ho violato ancora
la mia dignità
raccontando l‘ accaduto.
Non m‘ hanno ascoltato.
Colpevole solo
d‘esser donna
pago il mio fio.
Alle donne vittime di violenza.

mercoledì 24 aprile 2019

Respiro libertà


Respiro libertà
in sella alla mia bici.
La pedalata lenta
segue il battito del mio cuore.
Con la natura
in sintonia m'avvio...
il benevolo sole
m'accarezza la pelle.
Il vento gioca 
con i miei capelli.
Nessuna fretta d'arrivare,
Macchine mi sorpassano,
febbrili nel percorso,
non sanno cosa perdono 
con la fretta d'arrivare.
Non s'accorgon di nulla,
dei gabbiani che volano a pelo d'acqua,
dei profumi della natura,
dei bimbi che si rincorrono sulla battigia,
della bellezza che avvolge questa terra,
della possibilità di sognare. ..
Io...mi godo la pedalata.
Ma improvvisi  bussano i ricordi 
si fanno palesi.
Rivedo il volto di mio padre,
mi sorride,
anche lui amava la bici.
L'amico d'infanzia,
il primo bacio ai bordi della strada,
le biciclette accostate al muro...
Ma un cagnolino abbaia,
mi riscuoto
riprendo la pedalata.
La meta,
qualunque essa sia,
m'aspetta,
nel frattempo 
respiro libertà.

venerdì 19 aprile 2019

Venerdì Santo

Venerdì Santo
Mortu lu Signuri
s’indieru a casa
li suddati.
La Matri
risto’ a lì su pedi
chiancendu lacrimi amari.
E vinni tumulatu
cu duluri.
Nun sapianu
li santi donne
chi prestu si sarebbe risbigliatu
e l’umani salvati di peccati.
Chistu u misteri
di chi avi fede,
ci cridi ‘nta na vita
dopu a morti.
Nuccia

domenica 14 aprile 2019

Amo



Amo
Amo la vita.
Amo l’alba perché sa di nascita,
amo la sera che d’attesa si veste.
Amo i bambini
quando s’affaccian sul mondo,
giocano, apprendono,sperimentano
e di conoscenza riempion bagaglio.
Amo l’adolescenza
quando ciò che affronti
lo vivi completamente,
sulla pelle,nel cuore,nella mente,
e ti batti come leone
convinto d’esser nel giusto.
Amo l’eta’ adulta
dove appagato guardi 
quello che hai creato.
E della vecchiaia amo la saggezza,
quegli occhi colmi di vita
che con palese condiscendenza
degli altri guardan l’affanno.
A volte pensano al passato,
ma non disdegnano il futuro
quando incontro andranno
al mistero della fine.
E se una lacrima scenderà 
sara‘ subita asciugata.
Non voglion lasciar melanconia
solo ricordi d’amore
per la vita.
Nuccia

martedì 2 aprile 2019

Autismo



Ti muovi
Cerchi
Guardi
Sfuggi
Corri
Balbetti
Abbracci
Sfarfalli con le mani
Sorridi
Mi sfuggi
Arraffi
Accarezzi
E’ solo vita vissuta
Avvicinami
Comprendimi
Amami
Nuccia